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Alfetta, asso pigliatutto

Nel 1950 nasce la Formula 1 e le prime due stagioni vedono il dominio delle Alfa Romeo 158 e 159, che laureano campioni del mondo Farina e Fangio. Dopo un ventennio di assenza dai GP, il ritorno negli anni Settanta

Ven 29 dicembre 2017


In oltre un secolo di vita l'Alfa Romeo ha costruito molti modelli che hanno fatto la storia dell'automobile. Ma se si dovesse sceglierne uno, questo sarebbe senz'altro la Tipo 158, meglio nota come "Alfetta".

È il 1937 quando nelle officine della Scuderia Ferrari - a quei tempi una sorta di reparto corse della Casa milanese - prende forma una piccola monoposto da competizione progettata da Gioacchino Colombo. L'auto, concepita per gareggiare in quella che allora era la classe delle "vetturette", formula cadetta rispetto alle monoposto da Gran Premio, ha un motore 8 cilindri in linea di 1,5 litri sovralimentato che eroga 195 cavalli. Il debutto in gara avviene nella Coppa Ciano del 1938 ed è subito un trionfo.

L'anno seguente la 158, chiamata Alfetta per le piccole dimensioni, ha già aumentato la potenza a 225 cavalli e dove gareggia vince, ma la Seconda Guerra Mondiale è alle porte. Passato l'uragano del conflitto, si ricomincia a correre e l'Alfetta è la vettura da battere, ma riuscirci è quasi impossibile. Anche perché nel frattempo la potenza che si riesce a spremere dal piccolo "millecinque" continua a crescere e raggiunge i 350 cavalli.

Nel 1950 nasce il Campionato del Mondo di Formula 1 e la Tipo 158 non ha rivali. Le corse valide per il titolo sono sette e l'Alfetta ne vince sei. Il settimo Gran Premio della stagione, quello d'Italia, vede il debutto della nuova Alfetta 159, evoluzione della 158 che raggiunge l'incredibile potenza di 425 cavalli. A condurla in gara è Nino Farina, che taglia per primo il traguardo e diventa il primo Campione del Mondo nella storia della Formula 1.

L'anno successivo inizia con il dominio dell'Alfa Romeo. La 159 nel frattempo ha superato i 450 cavalli e la lotta è accesa all'interno della squadra del Biscione fra Farina, l'anziano ma sempre agguerrito Luigi Fagioli e l'astro nascente: un argentino già quarantenne che di nome fa Juan Manuel Fangio. Sarà quest'ultimo a vincere il titolo mondiale, il primo della sua straordinaria carriera.

 

Ma il 1951 vede anche le prime vittorie della nuova casa fondata da Enzo Ferrari, che alla vigilia della guerra aveva lasciato l'Alfa per una serie di dissapori. Alla fine della stagione il Marchio del Biscione abbandona la Formula 1. Lo fa dopo aver vinto i primi due campionati, alla vigilia di un cambio di regolamento che richiede nuove vetture. Occorrerebbero forti investimenti, ma l'Alfa Romeo sta puntando sulla produzione di serie. La 1900 ha un grande successo e gli ingegneri devono pensare a un nuovo modello da affiancarle. Avrà un quattro cilindri milletré bialbero interamente in lega leggera e diventerà una delle auto più belle di tutti i tempi. Stiamo parlando, ovviamente, della Giulietta.

L'Alfa Romeo tornerà in Formula 1 negli anni Settanta. Dapprima fornendo motori V8 al team March, poi, con maggiore successo, con le Brabham Alfa Romeo, equipaggiate con un 12 cilindri boxer progettato da Carlo Chiti. Monoposto che vinsero alcuni Gran Premi. Dal 1979 al 1985 parteciperà anche al Mondiale con proprie vetture. Ora il nuovo capitolo della partnership con la scuderia svizzera Sauber: una storia tutta da scrivere.



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