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Fiat G 91, il capolavoro di Gabrielli

Sessant'anni fa la NATO scelse l'agile caccia della Fiat come velivolo da supporto tattico, preferendolo agli aerei inglesi e francesi. Era molto amato dai suoi piloti, che lo chiamavano "Gina"

Lun 13 novembre 2017


Gennaio 1958: la NATO annuncia il vincitore del concorso per un nuovo cacciabombardiere tattico leggero che dovrà essere adottato dai Paesi del Patto Atlantico. È il Fiat G 91, progettato da Giuseppe Gabrielli. Grazie alle caratteristiche di volo, alla capacità di operare anche da piste in erba e alla rapidità con la quale può essere rifornito e riarmato fra una missione e l'altra, è preferito ai suoi concorrenti: l'inglese Folland Gnat e i francesi Dassault Etendard e Breguet Taon. Una bella soddisfazione per la Fiat e per Gabrielli, uno dei progettisti più capaci, papà di velivoli come il G 55 Centauro: probabilmente il miglior caccia italiano della Seconda Guerra Mondiale.

Quello del G 91 sarà solo un successo a metà. Gran Bretagna e Francia, piccate per la sconfitta delle loro industrie, non adotteranno il piccolo velivolo della Fiat, che alla fine verrà impiegato soltanto dalle aeronautiche di Italia, Germania Federale e Portogallo. In tutto ne verranno prodotti 756 esemplari, fra quelli usciti dallo stabilimento Fiat di Caselle e quelli costruiti su licenza in Germania dalla Dornier. Numeri che ne fanno uno dei velivoli italiani più affermati. Fra i potenziali clienti compare anche l'Esercito degli Stati Uniti, che ne prova alcuni esemplari. La cosa finirà lì per l'opposizione dell'Air Force, che rivendicherà a sé l'esclusiva disponibilità di velivoli a getto.

Piccolo, leggero, estremamente maneggevole, il G 91 (la "Gina", come veniva affettuosamente chiamato dai piloti tedeschi, in riferimento all'avvenenza dell'attrice italiana Gina Lollobrigida) è ricordato come un velivolo eccezionale. Rapidissimo nell'obbedire ai comandi, tanto che sarà utilizzato per molti anni dalle Frecce Tricolori, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, in esibizioni mozzafiato. L'unico difetto che gli veniva imputato era il limitato carico bellico, ma questa caratteristica era conseguenza delle richieste della NATO, che all'armamento avevano anteposto la capacità di operare da piste corte e improvvisate. Cambiata la dottrina militare, Gabrielli cercò di ovviare al problema con una nuova versione dotata di due motori GE J85, al posto del singolo Bristol Siddeley Orpheus. La versione bimotore, chiamata G 91Y per la particolare forma a "Y" del condotto che portava l'aria ai motori, volò per la prima volta nel 1966: dieci anni dopo il prototipo della versione originale. Capace di raggiungere i 1140 chilometri l'ora, restò in servizio sino al 1995.



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