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Mille Miglia, la corsa più bella

Una gara di velocità da Brescia a Roma e ritorno. Circa 1600 chilometri da percorrere sempre al limite delle capacità umane e delle vetture. Così, dal 1927 al 1957, si costruì la leggenda di una competizione unica al mondo

Lun 14 maggio 2018


Da Brescia giù fino a Roma e poi di nuovo su, fino a Brescia. Una corsa lunga 1600 chilometri. Esattamente mille miglia e questo divenne il nome della gara automobilistica più folle e leggendaria di tutti i tempi. A idearla furono in quattro: due nobili (i conti Aymo Maggi e Franco Mazzotti), un pilota (Renzo Castagneto) e un giornalista sportivo (Giovanni Canestrini).

La Mille Miglia si corse dal 1927 al 1957, con una pausa forzata negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il percorso era sulle strade dell'epoca, spesso non asfaltate e aperte al traffico, anche se alla popolazione era raccomandato di "prestare attenzione". In pratica i piloti correvano fra due ali di folla. La prima edizione, nel 1927, fu vinta da Ferdinando Minoia su OM. La seconda da Giuseppe Campari, con l'Alfa Romeo 6C 1500, e segnò l'inizio del dominio della Casa del Biscione.

Delle 24 edizioni della Mille Miglia, 11 furono vinte da un'Alfa Romeo. Al secondo posto come numero di trionfi, la Ferrari, a quota otto. La Lancia dominò la gara una sola volta: nel 1954, con Alberto Ascari

Corsa leggendaria, la Mille Miglia, ma anche pericolosissima. E nel 1957 la tragedia: mentre Piero Taruffi tagliava vittoriosamente il traguardo a Brescia con la sua Ferrari 315S, a Guidizzolo, in provincia di Mantova, un'altra Ferrari, condotta da Alfonso de Portago, usciva di strada a oltre 250 chilometri l'ora per lo scoppio improvviso di uno pneumatico. Oltre al pilota spagnolo e al suo navigatore, Edmund Nelson, restarono uccisi nove spettatori. Fu la fine della corsa.

Della Mille Miglia rimane il mito. Nessuna gara automobilistica ha mai avuto lo stesso prestigio, Neppure la 24 Ore di Le Mans o la 500 Miglia di Indianapolis. Alla storia della corsa restano legati indissolubilmente molti episodi e nomi di corridori straordinari. Come Campari, Borzacchini, Varzi. O come Clemente Biondetti, che vinse quattro edizioni, oppure il conte Giannino Marzotto, trionfatore nel 1950 e nel 1953, che correva in giacca e cravatta.

MilleMiglia_1930-Nuvolari-Guidotto

Ma il pilota più grande rimane Tazio Nuvolari. La prima Mille Miglia il mantovano la vinse nel 1930, al volante dell'Alfa Romeo 6C 1750. Una gara entrata nella storia perché per la prima volta la velocità media del vincitore fu di oltre 100 chilometri l'ora: un risultato eccezionale se si considera che si correva su strade non asfaltate. E poi c'è il famoso sorpasso del rivale Achille Varzi, che era partito dieci minuti prima. Secondo la leggenda, Nuvolari spense i fari per non farsi vedere da Varzi e riuscire a sorprenderlo. Nella realtà, quando avvenne il sorpasso era già giorno, ma quando si tratta di Nuvolari il mito vince sempre.

Il "mantovano volante" tornò a trionfare con l'Alfa Romeo 8C 2300 nel 1933, ma le due Mille Miglia in cui commosse il mondo furono quelle del 1947 e del 1948. In un Paese che portava le ferite della guerra, Nuvolari riuscì con la piccola Cisitalia spider di appena 1100 centimetri cubi (il motore era di derivazione Fiat) a condurre la gara fino a che, ormai sull'ultimo tratto del percorso, la pioggia battente e un guasto all'impianto elettrico non lo rallentarono. Arrivò secondo, dopo Biondetti che guidava una potente Alfa Romeo di cilindrata quasi tripla.

Ancora più drammatica la Mille Miglia del 1948, corsa con la Ferrari 166. Da Brescia a Roma Nuvolari, 56enne e già malato, segna i miglior tempo, ma poi iniziano i problemi. La vettura perde dapprima il cofano, poi un parafango. Quindi si rompe un supporto del sedile e infine una sospensione. A Reggio Emilia Ferrari lo convince a ritirarsi. Vince il solito Biondetti. Per Nuvolari sarà l'ultima Mille Miglia.

MilleMiglia1947_Biondetti



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