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Quelle Fiat dal cuore Ferrari

Nel1966 iniziava la collaborazione fra la grande industria torinese e il Cavallino rampante. Frutto di quell’alleanza, le Fiat Dino: vetture sportive equipaggiate con un V6 progettato e costruito a Maranello

Lun 12 giugno 2017


Erano gli anni Sessanta e la Ferrari era già una leggenda. La Casa di Maranello sfornava auto da corsa e costosissime granturismo per quello che allora era chiamato il “jet set internazionale”: imprenditori, miliardari, teste coronate, star di Hollywood. Enzo Ferrari era al culmine del successo, ma si interrogava sul futuro della sua azienda. Il figlio Dino era morto a soli 24 anni, stroncato da una terribile malattia. C’era stato un lungo corteggiamento con la Ford, ma l’accordo era saltato all’ultimo momento, suscitando l’ira del colosso di Detroit. Che, per ripicca, aveva poi deciso di sfidare il Cavallino Rampante nel Campionato Sport Prototipi (il duello fra le Ferrari 330 P e le Ford GT40, dalla cilindrata doppia, è una delle pagine più straordinarie nella storia dell’automobilismo).

Il fallimento dell’intesa con il colosso americano finì per gettare le basi di una collaborazione via via più intensa fra Ferrari e Fiat. Complice, in tutto questo, il nuovo regolamento della Formula 2, che richiedeva motori di due litri derivati da unità prodotte in serie di almeno 500 esemplari. Numero enorme per la Casa di Maranello, ma piccolo per Fiat. Così nacque l’accordo: la Ferrari avrebbe costruito i propulsori destinati a equipaggiare – oltre alle monoposto di Formula 2 – una piccola due posti a motore centrale Made in Maranello e una nuova Fiat ad alte prestazioni. Al progetto del motore, dall’insolito schema 6 cilindri a V di 65°, aveva lavorato il giovane Dino Ferrari e così il suo nome fu scelto sia per il motore, sia per le auto, che alla fine furono tre. Quella prodotta dalla Ferrari (ma senza il marchio del Cavallino, riservato alle più grandi e costose 12 cilindri) e i due modelli – spider e coupé – costruiti dalla Fiat.

Presentata nel 1966, la Fiat Dino Spider aveva una carrozzeria dalle linee curve e raccolte, firmata Pininfarina. Lo stile della due posti ricordava quello della Dino Ferrari a motore centrale, ma lo schema tecnico era molto più tradizionale: propulsore anteriore, trazione posteriore, retrotreno a ponte rigido. Il V6 in alluminio di 1987 cc. erogava 160 Cv a 7200 giri. Un motore dal carattere rabbioso, che, complice il passo corto e i limiti delle sospensioni, richiedeva una guida attenta. Molto diverso il carattere della elegante Coupé quattro posti di Bertone, lanciata nel 1967. Più equilibrato e stabile, meno impegnativo, grazie al passo più lungo.

Nel 1969 debuttò la seconda serie. Il motore aveva un nuovo basamento in ghisa (la testa rimase d’alluminio) e la cilindrata portata a 2418 cc. La potenza saliva a 180 Cv, mentre la velocità massima superava i 210 chilometri l’ora per la Spider e i 205 per la Coupé. Cosa non meno importante, il retrotreno adottava nuove sospensioni a ruote indipendenti, assicurando una migliore tenuta di strada.

Complessivamente, fra Spider e Coupé, Fiat produsse 7651 Dino dal 1966 al 1972. La Ferrari meno di quattromila Dino a motore centrale fra le versioni 206 GT,246 GT e GTS. Da sempre queste ultime sono ricercatissime dai collezionisti, mentre in passato le cugine torinesi erano un po’ snobbate. Oggi le cose stanno cambiando e le quotazioni delle Fiat sono in ascesa. Vuoi per il numero ridotto degli esemplari in circolazione, vuoi per la nobile stirpe del V6. Motore che fu adottato anche dalla Lancia Stratos, l’imbattibile Regina dei rally. Ma questa è un’altra storia.

Dino spider

Dino



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